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Città del Messico

I colori del cibo

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Sono tornato ieri dal mio ultimo viaggio e ho pensato che devo scrivere subito ciò che ho imparato, in modo da non perdere nessun dettaglio, ora che ho la mente fresca. Sembra impossibile, ma la cucina messicana è talmente variegata che è molto semplice per chi come me non è abituato a quel tipo di pietanze dimenticare qualche passaggio. Cercherò di raccontarvi quanto ho potuto scoprire, tra cibo e cultura, cercando di far apprezzare anche a voi le bellezze di questo paese.

Città del Messico è una città enorme. Stiamo parlando di venti milioni di persone, e se contiamo anche la periferia il numero raddoppia. Vi lascio immaginare il rumore e soprattutto lo smog che ho trovato. Se però si passa oltre e si riesce ad apprezzare ciò che ha di bello, la città offre cultura senza doversi nemmeno spostare. Sto parlando del Templo Mayor, situato nel centro della città, a partire dagli scavi fino al Museo, attraverso un percorso studiato appositamente. Questo è solo un esempio, ma la cultura Maya e Azteca ritorna sempre fuori in Messico, architettonicamente parlando, ma anche nella cucina. Non è un segreto, infatti, che le tradizioni culinarie Maya siano state riprese, importate e rivisitate dalla cucina messicana.

Per farvi capire meglio non posso non raccontare l’esperienza fatta nel celebre ristorante El Cardenal, anch’esso a Città del Messico. Il posto è molto conosciuto anche dai turisti, il costo è mediamente alto per la vita in Messico, ma abbordabile per un europeo. Io ho scelto di pranzare invece di fare la colazione, e sono stato ampiamente ripagato. Servizio impeccabile e cortese, culminato con una presentazione dei piatti tipici: si è partiti dal chili, usato per preparare salse, che è una varietà di peperoncino, rosso o verde, molto piccante. Sicuramente avrete sentito parlare dell’habanero, e posso confermare quanto sia piccante. E’ stato servito insieme alla carne, che era condita anche con fagioli, pomodoro e altre spezie di cui non ho saputo il nome. Dopo un boccone di prova, però, sono passato ad altro: bocca in fiamme!

Mentre aspettavo il mio burrito, al tavolo a fianco hanno portato della carne servita con il guacamole: salsa simile al chili, questa è molto meno piccante in quanto composta da polpa di avocado, chili, pomodoro, cipolla e limone. Il burrito invece è una tortilla farcita: le tortillas sono focacce, la cui farina deriva dal mais, e qui ritorniamo alla cultura Maya, simili alle piadine e che sostituiscono il pane. La mia ordinazione è poi arrivata, farcita con fagioli, carne e chili: molto buona, fortunatamente dal menù avevo letto la presenza di chili e avevo chiesto di limitarne l’uso, in modo da apprezzarne appieno il sapore. Ho concluso il mio pranzo tipico con i tacos e ho fatto centro! Piccole tortillas, di farina o di mais, ripiene: c’erano un’infinità di combinazioni, ma i tacos ai gamberi… Non riuscivo a smettere, buonissimi!

A scrivere di queste prelibatezze mi è venuta fame… Forse avrei fatto meglio all’inizio a scrivere: leggere DOPO i pasti!
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