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Italia, Garfagnana

La Toscana sconosciuta

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Toscana è spesso sinonimo di città d'arte, di colline, di casali in fondo a lunghi viali di cipressi, di pinete sulla riva del mare. Oggi vorrei presentare invece una Toscana meno conosciuta, un po' più introversa se vogliamo, ma decisamente bellissima.

La Garfagnana è, secondo l'accezione storica che più sta a cuore ai suoi abitanti, l'alta valle del fiume Serchio, compresa tra le Alpi Apuane e l'Appennino, mentre il confine verso valle esclude sdegnosamente la bella Barga in riva sinistra e si appropria di Gallicano e Fabbriche di Vergemoli in riva destra.

La si raggiunge da Lucca, seguendo la strada verso l'Abetone o verso Castelnuovo, dai passi Apuani o, verso l'Emilia, dal Passo delle Radici e da quello del Pradarena. In ogni caso, è difficile non notare il cambio di paesaggio: le montagne si fanno selvagge e impervie, le vallate più profonde, le foreste si infittiscono.

Eppure non è affatto una terra abbandonata. Anzi, l'Uomo abita qui dalla Preistoria e ne ha sfruttato ogni angolo. Coltiva ad esempio l'antico farro o le moderne patate e, là dove non può coltivare, alleva e raccoglie: le pecore sono state la fortuna dei lanaioli lucchesi ieri e dei casari garfagnini oggi, mentre la base dell'economia di questi paesi è stata per secoli soprattutto la castagna, messa a seccare nei metati e macinata per farne una farina dolce e nutriente usata per la polenta e i necci, la variante locale dell'impasto cotto sui testi come si ritrova in tutte le terre degli antichi Liguri.

Comunità di piccoli paesi indipendenti e fieri, ricchissima di acque e di paesaggi spettacolari e mutevoli, la Garfagnana ha molto da offrire a chi cerca natura per relax o per sport, a chi vuole visitare borghi antichi e pittoreschi e a chi vuole passare qualche giorno all'insegna del buon cibo.

L'ideale qui è prendersi del tempo e vagare tra le vallate e le foreste esplorando i paesi, fermandosi a conversare con le persone gentili, percorrendo le antiche mulattiere, cercando osterie e ristoranti dove assaggiare la cucina locale, sincera e gustosa: il farro, i prosciutti, gli insaccati e i pecorini, i tordellacci al ragù e le pappardelle al sugo di porcini, il cinghiale in umido con le olive, i fritti succulenti, le trote alla griglia, i necci con la ricotta, le crostate.

Magari, se non siete troppo pigri com'è diventato il sottoscritto, vagate a piedi, in bici o a cavallo: vi sono numerosi itinerari di trekking per ogni livello: arrivare in cima alle Panie per vedere il Tirreno o camminare lungo il crinale appenninico quando nei giorni sereni si vedono le Prealpi sono esperienze magnifiche. Poco più in basso, a 1525 m di altezza, si trova San Pellegrino in Alpe: tagliato a metà dal confine tra Emilia e Toscana, è il centro permanentemente abitato più alto di tutta la catena appenninica e vi si trovano un santuario, un antico ricovero per viandanti e un museo etnografico.

Da lassù è difficile elencare tutti i paesi e i luoghi degni di nota, ma da qualche parte si deve pur scendere. Non lontano da San Pellegrino c'è ad esempio Sassorosso, minuscolo borgo letteralmente aggrappato alle rocce di un colle a strapiombo sulla valle, dove si estrae un bellissimo marmo rossiccio con cui sono costruite le case; più in là Corfino, storica località di villeggiatura sulle pendici della Pania omonima e lungo la strada che sale al centro visite del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, tra lupi e aquile reali; più in basso, immerso in una magnifica campagna e circondato dalle mura, Castiglione, che mi piace definire una piccola Lucca di collina; o ancora il capoluogo Castelnuovo, con la sua Rocca, i suoi alti ponti e animato il giovedì da un mercato vecchio di secoli. Qui c'è un ottimo centro di informazioni turistiche dove potete chiedere il calendario degli eventi: numerose sono le feste e le sagre che soprattutto d'estate vengono organizzate in tutti i paesi.
La strada che risale la valle passando da S. Romano è piacevole, con molte buone scuse per fermarsi a fare foto; una fra tutte il paesaggio di fiaba intorno al ponte ferroviario di Villetta e al borgo della Sambuca, riconoscibile per la sua chiesa incastonata tra due rupi. Veniteci magari in una fredda mattina d'autunno, quando il vapore si sfilaccia lungo i versanti delle montagne. Oppure salite fino alla Fortezza delle Verrucole, recentemente restaurata e sede delle rievocazioni storiche dell'Archeopark.

Il versante Apuano è austero, selvaggio e affascinante, i nomi a volte richiamano atmosfere da racconti fantastici: il fiume Edron, il Pizzo delle Saette, il Bosco del Fato Nero; i borghi sono ricchi di leggende e di angoli pittoreschi. Da qui si sale verso le cave di marmo: l'Uomo qui scava e spacca. Oppure imbriglia l'acqua con le dighe, a volte creando laghi dai colori magnifici, come quello verde smeraldo di Isola Santa. A proposito, sopra il lago di Vagli c'è un temerario ponte pedonale a funi inaugurato nel 2016; sotto il lago, invece, c'è un paese sommerso, Fabbriche. Io sono riuscito a visitarlo nel '94: si parla di uno svuotamento a breve, ma se ne parla da anni.

Che sia per un weekend o per una lunga villeggiatura, la Garfagnana offre moltissimo a chi si lascia ammaliare dal suo fascino inconsueto, quantomeno la piacevole, intensa percezione che qui il tempo scorra più lentamente che altrove.
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