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Giappone, Nara

Natura e credo si incontrano nell'antica capitale

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Durante il viaggio in Giappone di quest’anno abbiamo voluto prolungare di un paio di giorni la permanenza a Kyōto, utilizzando la città come punto di partenza per escursioni a Ōsaka e Nara. Nara è stata capitale del Giappone nell'ottavo secolo, ma da allora i suoi templi restano tra i più belli e importanti del Paese, tanto che i monumenti della città nel loro complesso sono inseriti nel patrimonio UNESCO.

Da Kyōto ci si arriva in mezz'ora di treno e spostarsi in città è molto facile: si potrebbe visitare quasi tutto a piedi, ma l'autobus è davvero comodo: collega tutti i monumenti in un percorso ad anello e il pass giornaliero è una simpatica tavoletta di legno profumato che ci si può portare a casa. Nonostante questo, ci siamo resi conto che è davvero difficile vedere tutto, soprattutto seguendo il nostro ritmo rilassato e curioso e considerando che la maggior parte dei siti chiude verso le 17 o le 18: suggerirei almeno un paio di giorni, se si vuole vedere ogni cosa con calma.

Oltre che per i templi, questa città è famosissima per le centinaia di cervi sacri che pascolano liberamente nel Parco di Nara: i piccoli cervi sika, infatti, sono considerati i messaggeri degli dei. È consentito dar loro da mangiare, ma soltanto delle gallette vegetali che vengono vendute ovunque per pochi yen. Mentre i cervi si aggiravano tra i turisti elemosinando cibo con ben poca dignità per il loro rango divino, noi ci aggiravamo tra le numerose bancarelle di street food, assaggiando tutto con altrettanto scarsa dignità. Abbiamo pranzato lì spendendo davvero poco: takoyaki, carne alla griglia e alla piastra, okonomiyaki, patate dolci fritte... c'era persino un banchetto che vendeva soltanto cetrioli croccanti, saporiti e freschissimi, infilati su uno stecco come ghiaccioli.

Lì vicino c'è il colossale Tōdai-ji, antico tempio buddista il cui edificio principale, alto più di 60 metri e completamente in legno, ospita la più grande statua in bronzo del Budda al mondo, 15 metri di altezza per 500 tonnellate. La struttura è davvero gigantesca, e da lontano non ci si rende conto delle sue dimensioni finché non si notano le persone brulicare sotto alle enormi porte d'ingresso.

Usciti dal Tōdai-ji e riattraversato il parco di Nara in mezzo alle nostre amate bancarelle, siamo arrivati all'inizio del percorso in lieve salita che porta al Kasuga Taisha, il tempio shintoista delle mille lanterne: lungo tutto il viale di accesso ci sono centinaia e centinaia di lanterne di pietra ricoperte di muschio, mentre all'interno del complesso religioso ve ne sono appese altrettante di bronzo. Purtroppo vengono accese soltanto due volte l'anno. Un luogo davvero suggestivo, con i suoi edifici colorati di rosso brillante immersi in una fitta foresta. Nei giardini del tempio ci sono anche spettacolari glicini giapponesi pluricentenari.

Avremmo voluto vedere la zona dell'antico palazzo reale di Heijō e il centro cittadino, ma avendo perso molto tempo (no, non solo alle bancarelle), abbiamo deciso di visitare il Tōshōdai-ji, appena fuori città. Questo antichissimo tempio buddista, risalente all'ottavo secolo, è un complesso di edifici e giardini la cui sala principale è tesoro nazionale ed è considerata l'archetipo dello stile classico giapponese. Siamo riusciti a completarne la visita appena in tempo prima della chiusura e, mentre aspettavamo stanchi l'autobus per la stazione, è stato bello attardarci a guardare la campagna circostante nel sole della sera.

Come nelle altre città, in tutti i templi di Nara che ho visitato mi sono fatto calligrafare e timbrare una pagina del mio Goshuinchō, il libro tradizionale in cui vengono raccolti i timbri che attestano la visita ai templi giapponesi, sia shinto che buddisti. Si tratta di un oggetto che ha valore religioso, ma costituisce anche un bellissimo ricordo di viaggio, nonché un invito a tornare in questo Paese meraviglioso.
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