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Svezia, Orust

L'invisibile confine tra terraferma e mare aperto

L'invisibile confine tra terraferma e mare aperto 0
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A Göteborg, vicino alla Feskekôrka, il mercato coperto del pesce così chiamato perché assomiglia a una chiesa, c’è una libreria dove una bella signora dagli occhi azzurri e sorridenti dispone accanto ai libri che ha letto dei foglietti con brevi recensioni scritte a mano. Io e il mio compagno di viaggio ci entriamo per comprare, alla vecchia maniera, una cartina della Västkust, la frastagliata costa occidentale della Svezia. La bella signora dagli occhi azzurri e sorridenti ci prende la mappa, l’apre davanti a noi e con grande partecipazione ci consiglia le strade da fare, i punti da vedere, le località dove mangiare.

Abbiamo deciso così di dedicare una giornata all’esplorazione di Orust, la terza isola più grande della Svezia, a nord di Göteborg. Per arrivarci si lascia la terraferma attraverso un alto ponte sospeso verso l’isola di Tjörn; il ponte venne costruito e inaugurato nel 1981: fino all'anno prima vi si trovava un altro ponte, crollato tragicamente per la collisione di una nave. La strada lascia presto Tjörn e attraversa un bellissimo skärgård, ovvero un eterogeneo arcipelago formato da una miriade di piccoli scogli, isolotti disabitati e isole maggiori. Gli skär sono tipici delle coste dei mari del nord, levigate dal peso e dal raspare degli antichi ghiacciai. Qui non è mai chiaro se quello che si sta attraversando è un fiume, un lago o il mare che si insinua tra le terre emerse; non è mai chiaro dove finisce davvero la terraferma e dove comincia il mare aperto: c’è sempre uno stretto fiordo dietro di noi, o una minuscola isola ancora più al largo. L'ultimo scoglio solitario a sud di Tjörn, oltre il quale c’è solo acqua fino alla Danimarca, è l’isolotto del faro di Pater Noster, che segna il confine tra lo Skagerrak e il Kattegat.

Percorriamo la strada e ci inoltriamo sull’isola di Orust. Dapprima il paesaggio è rurale, con grandi campi ondulati e foreste. Avvicinandoci alla costa la vegetazione si dirada e le basse colline diventano dorsi di roccia striata e nuda.

La nostra prima tappa è il villaggio di Stocken, dove c’è una bella teoria di minuscole casette di pescatori poggiate su palafitte di pietre impilate. Il mare è quieto, anche se il tempo non è dei migliori.

Ritorniamo indietro per puntare verso nord, verso una zona ancora più brulla ma suggestiva dove si trova l'attracco di un piccolo traghetto che collega Orust con la pittoresca cittadina di Gullholmen, sull’isola di Härmanö, poche centinaia di metri più in là.
 
Il luogo è davvero molto bello, un variopinto avamposto della civiltà incagliato tra gli scogli deserti e d'estate ci sono diversi turisti. Il cuore di Gullholmen ricopre completamente un'isoletta collegata a Härmanö da un ponte di legno. Il canale tra queste due isole è interamente utilizzato come porto, pieno di piccoli pescherecci e barche da diporto. Le rive si distinguono a fatica, perché anche qui gli edifici, costruiti su palafitte e pontili, strabordano letteralmente sull'acqua, come se le case si stringessero su una superficie troppo piccola. Il paese è un labirinto di stradine, case di legno colorate e giardini sorprendentemente ricchi. Qui non si può arrivare in auto e qualcuno, non so se a livello ufficiale o goliardico, ha corretto il cartello del limite dei 30 km/h, aggiungendoci una virgola: persino il tempo stesso, qui, sembra rispettare quel segnale.

Gli skär qui sono spogli, ma il verde lotta e riempie ogni avvallamento e ogni conca protetta dai venti e persino qui si possono trovare piccoli campi coltivati e qualche eroica fattoria. Arriviamo con un tempo grigio, ma poco dopo il cielo si riapre e i colori fioriscono in un trionfo di blu, di rossi, di bianchi e di verdi.

Lasciamo a malincuore Gullholmen, ma abbiamo solo un giorno e non riusciamo a visitare tutto quello che ci eravamo prefissati nella zona; dobbiamo arrivare a Mollösund, nel sud di Orust, dove ceneremo e pernotteremo, per poi puntare verso Malmö l'indomani.

Mollösund è il più antico porto peschereccio dell'isola, pur se al giorno d'oggi l'attività è pressoché terminata e la cittadina vive ora sostanzialmente di turismo, che ovviamente da queste parti non è mai di massa. Mangiamo ottimo pesce ascoltando musica dal vivo vicino alla darsena, e poi finiamo la serata sulla scogliera, in un paesaggio unico: il mare calmissimo nella luce nuvolosa della sera e un silenzio irreale, interrotto soltanto dalle campane delle barche e dai richiami di qualche gru solitaria.
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