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Germania, Berlino

Fine ed inizio

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La prima cosa che penso quando sento il nome Berlino è una data. Anzi, la data. 1989. Il passaggio da un’era ad un’altra, una vera e propria evoluzione. Per l’Europa, ma soprattutto per gli abitanti della città e della Germania. La caduta del muro può rappresentare per certi versi la vittoria del bene sul male. Una vera liberazione ideologica. Posso solo immaginare quanto possa essere stata complicata all’inizio la vita per chi fino al momento prima non sapeva che il resto del paese vivesse in un modo totalmente differente. Ed è proprio questo pensiero che mi è tornato alla mente una volta che mi sono trovato nella East Side Gallery.

L’East Side Gallery si trova a lato del fiume Sprea, il principale corso d’acqua che bagna Berlino. E’ il più lungo tratto del muro rimasto nella propria posizione originale, lungo oltre un chilometro, ed è simbolo di libertà: questo tratto di muro è interamente dipinto da artisti che con i loro graffiti in stile pop art hanno manifestato valori come la pace, tanto da rendere il muro monumento protetto dal 1992. Un piccolo gesto con un grande significato.

Decido poi di prendere la metropolitana, per dirigermi verso la Porta di Brandeburgo, molto bella, soprattutto illuminata di sera, fino ad arrivare al Memoriale dell’Olocausto. Ecco, questo per me è valso l’intero viaggio.
Non so se avete presente come è fatto. Il Memoriale è composto da grandi blocchi di cemento inseriti in un contesto come a formare un labirinto, in memoria degli ebrei morti durante l’Olocausto. Nessuna immagine, nessuna iscrizione, nessuna fotografia.

L’artista ha volutamente creato un luogo asettico per far sì che il visitatore viva l’emozione prodotta dall’intreccio tra mente e silenzio. E ci riesce in pieno. Mentre cammino l’immaginazione corre, penso alla guerra, ai documentari visti in televisione, ai campi di concentramento e non cosa possano aver subito, ma al modo in cui sono riusciti ad affrontare la situazione. Quando il mondo sembra voltarti le spalle, quando pensi al motivo per cui stia accedendo a te. Ad un certo punto i pensieri diventano troppo pesanti e decido di terminare la visita. Nonostante questo riesco ad innervosirmi quando noto la presenza di alcuni turisti che pensano solo a farsi fotografare, mettendo i bambini in posa, completamente incuranti del significato che c’è dietro a certi monumenti.

L’ultima tappa del mio breve viaggio la passo nel Museo Egizio: me ne avevano parlato tutti bene, ero molto curioso di visitarlo. Devo dire che ha retto l’aspettativa. Sicuramente non bisogna avere fretta, per goderselo servono almeno tre ore. Fortunatamente all’ingresso, se richiesta, viene fornita un’audioguida in italiano, compresa nel prezzo: meno male l’ho chiesta, senza quella sarei stato perso. Punta di diamante il busto raffigurante Nefertiti, una bellezza unica, rapisce lo sguardo. Molto interessante anche il cappello d’oro raffigurante le fasi lunari, che se non ricordo male deve avere circa tremila anni!

Peccato nel Museo siano vietate le foto altrimenti ne avrei messa volentieri qualcuna!
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