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India, Varanasi

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Desideravo visitare l'India fin da quando ero bambina, finalmente ho potuto tirare questo sogno fuori dal cassetto. Agli aspiranti viaggiatori mi sento di rivolgere qualche raccomandazione: l'India è un luogo ricco di fascino, di mistero, ma per visitare il quale è necessaria qualche precauzione. Innanzitutto, pianificate il viaggio con mesi di anticipo perché ottenere il visto indiano non è un'operazione immediata. Quindi, stabilite un itinerario appoggiandovi alla consulenza delle agenzie locali. Non basta una vita per visitare tutta l'India, e per noi è complicato comprendere i tempi di percorrenza fra una località e l'altra, essendo le strade particolarmente dissestate.

Inserire troppe mete nel viaggio, fra affollamento e difficoltà di transito, potrebbe rivelarsi un errore. Il volo è molto lungo, sono quasi nove ore solo da Milano a Delhi. L'impatto all'arrivo è notevole: la temperatura oscilla sempre fra i dieci e i trenta gradi in più di quelli che abbiamo in Italia, il traffico e l'affollamento lo rendono molto poco sopportabile per il turista impreparato. Nonostante la calura, siate prudenti e bevete solo acqua confezionata, state sempre attenti ad acquistare cibo solo se siete convinti degli standard igienici. Portare con voi dei fermenti lattici da assumere quotidianamente vi aiuterà a godervi il cambio di cucina – che credetemi, è traumatico, perché i ristoranti indiani in Italia non cucinano come quelli autoctoni – senza scomodi inconvenienti.

Ma ora, veniamo a noi e soprattutto alla meta principale del mio viaggio, la magica Varanasi. In “Baranas City of light”, Mark Twain descriveva Varanasi come “più vecchia della storia, più vecchia della tradizione, più vecchia perfino della leggenda e due volte più vecchia di tutte quante messe assieme”. Varanasi, la città di Shiva, è abbracciata da due fiumi, Varana e Asi, affluenti del Gange. Uno dei suoi appellativi la definisce come città splendente: ci si riferisce certo agli splendidi giochi di luce che il sole nascente crea sui suoi splendidi edifici lungo il fiume sacro, ma anche al valore spirituale che questo antico abitato possiede.

Varanasi è infatti il tirtha per eccellenza (ossia, uno dei luoghi più sacri per gli induisti). Si ritiene che chi muore entro i suoi confini otterrà la grazia. Nonostante questo legame con la morte che fa della città una meta preferenziale per sofferenti e malati, Varanasi resta una città piena di colore, rumore e gioia: le scalinate – indicate con il termine “ghat”- che consentono l'accesso alle acque del Gange sono sempre affollate, ovunque spuntano bellissimi bazaar (a proposito, vivaci contrattazioni sono molto comuni, non fatevi spaventare, anzi, potete lanciarvi se osate! I negozianti non lo considerano offensivo) e in ogni angolo è possibile trovare un santuario dedicato ad uno dei moltissimi dèi che costituiscono il pantheon hindi. Una nota: è usanza locale abbandonare le calzature fuori dai templi ed entrare scalzi. Calcolate questa eventualità scegliendo bene le vostre scarpe. Non vi sarà concesso ingresso per rispetto ai dogmi induisti e giainisti se indossate indumenti in vera pelle, cuoio o pelo d'animale (anche se col caldo che fa, non c'è praticamente rischio...!). Le signore non si scandalizzino se verrà chiesto loro dell'eventuale presenza del periodo mestruale: è assolutamente normale. In queste culture la donna in periodo di ciclo è considerata impura e non le è consentito accedere ai luoghi sacri, le turiste non fanno eccezione.

Altra eventualità da tenere in considerazione pianificando il viaggio, perché se è bello riempirsi gli occhi delle meraviglie del mondo, è anche importante farlo rispettandone la diversità e le molte sfaccettature per quanto curiose. Fra questi templi, in particolare mi è rimasto impresso quello dedicato alla dea guerriera Durga, risalente al XVIII secolo, che sorge rosso acceso sopra l'erba verde, impossibile da non notare. L'ocra rossa usata per colorare la struttura trasmette potere e forza, e quasi stona con la scura quiete delle acque della piscina rettangolare ricavata nella pietra grigio chiaro lì vicino. L'acqua è un elemento dominante in città, il che probabilmente contribuisce ad innalzare il valore religioso che essa ha agli occhi dei fedeli.

Varanasi è labirintica, frenetica, davvero molto rumorosa, ma non è difficile trovare piccoli angoli di pace. Quasi per caso, smarrita fra i vicoli, sono arrivata in un negozietto chiamato Ashul Sharma. Solo una volta a casa ho scoperto che si tratta di una vera e propria meta turistica. All'interno, un uomo, l'astrologo Baba Atreya, vende olii profumati, pietre dure, cristalli e bigiotteria e dispensa consigli a chiunque ne abbia bisogno... Un'esperienza da provare. Volevo vedere con i miei occhi Sarnath, oggi solo una stupa circondata da poco altro, il luogo dove il Buddha avrebbe tenuto i suoi primi discorsi. Vi si respirano una gran serenità e calma, che stonano con il caos che bene o male regna nel resto della città. Anche per questo motivo mi sento di consigliarvi di visitarla. 

I palati più esigenti troveranno soddisfazione al ristorante The Palate in The Mall road, che offre cucina etnica proveniente da diversi paesi asiatici. Più economico ma a mio parere altrettanto valido è il Dosa café, che ho trovato sempre per caso dopo aver visitato uno dei ghat, in uno dei vicoli di Tripura Road appena dietro il Kalathri Durga. E' difficile scovarlo perché è davvero piccolo e mal segnalato: ospita appena tre tavolini. Il menu, per quanto limitato, è squisito. E' stato una tappa fissa durante il mio viaggio.
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