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Cina, Suzhou

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Ho vissuto l'atmosfera di una fiaba: voglio raccontarvi della mia gita a Suzhou, città la cui nomea mi aveva raggiunta in quanto quotata esportatrice di ricami e ventagli lungo la Via della Seta.
Mi trovavo a Shangai per lavoro, così ho voluto approfittarne per visitare quest'antica perla turistica ovestina che ancora oggi resta una delle città economicamente più forti della Cina. Suzhou è nota come “la Venezia d'Oriente”: quasi metà del suo territorio è bagnato dal fiume Yangtze, dal lago Taihu e dal Grande Canale. Avvicinandosi alla città in auto si intravedono paesi risalenti al periodo Ming e Qing, casette antiche arroccate a ridosso dell'acqua che sembrano uscire da una cartolina da sogno.

Il clima è mite, piacevole, ovunque c'è del verde e l'acqua ha un colore vivido e pulito. Mi è stato spiegato che la straordinaria fertilità del terreno è da sempre parte della ricetta per il successo economico della zona. A Suzhou si respira aria di storia: i primi segni di urbanizzazione sono stati datati ben 2500 anni fa. Suzhou fu capitale del regno di Wu con l'antico nome Helu, alcuni punti delle mura della città risalgono al 550 a.C.. Suzhou è stata danneggiata da diverse guerre passate, non ultima l'invasione giapponese del 1937, ma le ricostruzioni sono avvenute sempre con cura e criterio, tanto che dal 1997 la città è diventata patrimonio UNESCO.

La mia prima meta è stata il Giardino del Modesto Ministro, risalente alla dinastia Ming. Protagonista indiscusso della scena è uno specchio d'acqua opaca color della giada, lungo il quale si affacciano splendidi padiglioni dai tetti scuri e piccole torrette. Il giardino si estende per ben cinque ettari ed ospita anche un fornito museo. Mi è rimasta molto impressa anche la Porta di Pan, che una volta aveva scopo difensivo: si presenta come un portale nella pietra, bagnato dalla stessa acqua verde che ristagna nel Giardino del Modesto Ministro, accanto al quale danzano nella brezza i rami spioventi di salici piangenti. I luoghi che mi sono davvero rimasti nel cuore, tuttavia, sono il Giardino dei Leoni e la Collina della Tigre. Il primo è un giardino cinese classico risalente al 1342, ottimamente conservato. Protagoniste assolute di questo ambiente sono pietra e acqua: solo parte delle decorazioni di pietra è ancora distinguibile, scolpita a foggia di leone seduto.

Il tempo ha reso molti dei sentieri di pietra e dei basamenti delle piccole pagode niente più che rilievi scomposti di colore biancastro. Si prova una strana sensazione di disordine, malgrado i sentieri geometrici e la precisione nella costruzione dei tetti. Quando la luce del tramonto illumina questo giardino, ci si sente trasportati altrove, come viaggiatori in un remoto passato, e si riesce davvero a perdere la cognizione del tempo. La Collina della Tigre è alta solo 36 metri, ma è molto estesa. Risalendola si incontra un tale numero di reperti storici da fare invidia alla nostra Roma. Il sito prende nome dalla leggenda secondo cui sotto la collina riposerebbe in pace il buon re di Wu, Helu, vegliato da una tigre bianca.

Il canale che bagna la collina è navigabile su barchette di legno molto suggestive, che scivolano silenziose sull'acqua costeggiando i cespugli di té. In alternativa, si può compiere parte del viaggio su carretti trainati da cavalli. Abbandoniamo per un momento il nostro spirito di estimatori dell'arte e della storia e veniamo ad un punto che merita senza dubbio una menzione: la cucina locale. Se Suzhou è un paradiso per gli occhi, è un inferno per lo stomaco a dieta. Le guide consigliano prevalentemente via Guanqian, ma la verità è che ovunque ci si fermi a mangiare, in un banchetto di strada o in un ristorante, la cucina tipica qui è eccezionale. Si servono pesci di cui fuori dalla Cina non avevo neanche mai sentito nominare, i piatti di carne sono numerosissimi (da provare il maiale brasato in salsa di soia).

Non si può mancare una visita al ristorante Songhelu, che si trova nel vicolo Taijian. L'attività e l'edificio sono vecchi di ben due millenni – esatto! Non è straordinario? - e fra le sue specialità troviamo pesci d'acqua dolce, gamberi, pesce mandarino agrodolce, lumachine fritte con gamberetti, anguilla brasata e molto altro. Sembra che perfino in antichità gli imperatori deviassero nei loro viaggi per fermarsi a mangiare in questo luogo. Se la storia ha garantito per così tanti anni, ci sarà un motivo, non è così? Vi consiglio assolutamente di provare per credere!
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